Benvenuti nel mio blog.... Il recupero del benessere fisico è sempre stato per me il principale obbiettivo professionale prima come chinesiologo e ora come osteopata. Qui di seguito alcune informazioni riguardo il mondo Osteopatico e non solo.
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mercoledì 28 gennaio 2015
Sport e salute: la triatleta Cristina Sironi con Paolo Pezzali al Centro Medico Santagostino
#sport #infortuni #osteopata #osteopatia #salute
Sport e salute: la storia di Andrea Leone con Paolo Pezzali al Centro Medico Santagostino
#osteopatia #osteopata #terapia #sport #infortuni #dolore #salute
martedì 9 dicembre 2014
IL SUCCESSO DELL'INSUCCESSO
Sono passati ormai diversi anni da quando frequentavo la scuola di Osteopatia.
All'inizio del corso, dopo una prima fase di smarrimento da tradursi con: "..ma di cosa stanno parlando questi....?" ho cominciato a mettere insieme i tasselli e piano piano tutto ciò che mi era sembrato fumoso e vago, ha iniziato ad assumere chiarezza.
Dopo pochi seminari ho iniziato a mettere in pratica ciò che mi veniva insegnato, avevo le mie "cavie", utilizzate come tali per parecchio tempo, e cominciavo poco a poco a sentirmi invincibile.
Non avevo nemmeno percorso un terzo del cammino ma avevo già la sensazione di essere un OSTEOPATA.
Poco prima di terminare gli studi tutti i nostri docenti dicevano: "Ragazzi, adesso viene il bello, vedrete quanto dovrete studiare ancora"; "non penserete mica di essere arrivati, la strada è ancora lunga"
Adesso ne ho la certezza: è tutto vero, ma a quell'epoca....mi sentivo già un OSTEOPATA
Avevo la sensazione di essere invincibile; mi sentivo il migliore OSTEOPATA; chiunque si rivolgesse a me doveva guarire perchè io ero "il migliore".
Dopo qualche tempo, ecco però palesarsi le prime delusioni professionali.
Alla classica domanda rivolta al paziente: "Buon giorno come sta?" sentirsi rispondere: "Guardi, il disturbo che avevo è ancora presente, non è cambiato nulla", non era per niente rassicurante; tutt'altro....
L'aurea di invincibilità cominciava a vacillare e l'ansia di aver fallito, prendeva possesso di me.
Inutile dirvi quante sere ho passato pensando ai miei pazienti che ancora non stavano bene; quante volte ho pensato alle tecniche che avevo utilizzato e quali avrei potuto utilizzare in alternativa.
Ho capito solo successivamente che in realtà dovevo imparare una cosa molto semplice: la GESTIONE DELL'INSUCCESSO.
Non è facile accettare una sconfitta ma è inevitabile doverla metabolizzare.
Il mio desiderio più grande, da sempre, è quello di far star bene i miei pazienti. Ho cominciato quindi a pensare di avvalermi delle conoscenze e dell'esperienza di tanti altri professionisti, colleghi Osteopati e non solo. Ho quindi iniziato a consigliare anche altri approcci terapeutici, in modo del tutto naturale e disinteressato.
L'onestà fa parte della mia natura ed altrettanto onestamente ho sempre spiegato ai miei pazienti ciò che facevo e quale era l'obiettivo che mi prefissavo. Tuttavia, se solo mi si palesava il minimo dubbio di insuccesso o inefficienza, consigliavo ai pazienti di lavorare su altri aspetti che forse potevano rivelarsi risolutivi.
La prima, naturale conseguenza di questo "consiglio" è che il paziente sparisca e non dia più notizie di sè per parecchio tempo.....Ma quasi sempre, a distanza di qualche mese/anno, lo stesso paziente ricompare in studio. E' tornato; ne immaginate il motivo? Sta bene!
Il consiglio fornitogli tempo addietro ha funzionato; i trattamenti osteopatici, seppur con un po' di ritardo, hanno dato i frutti sperati. Credo di poter sottolineare che il paziente ritorni perchè ha saputo apprezzare l'onestà con cui ho manifestato la mia insoddisfazione per l'insuccesso dei trattamenti ed ha saputo dare il giusto peso e valore ai miei suggerimenti. Che soddisfazione rivedere questi pazienti!
Ecco spiegato il SUCCESSO DELL'INSUCCESSO.
Con il passare del tempo ci si rende conto che molto probabilmente gli eventuali fallimenti di chi ti ha preceduto medico o terapista che sia, non siano dovuti ad incapacità o inettitudine. Semplicemente non si è trovata la strada giusta per risolvere il disagio del paziente.
Umiltà, rispetto dei colleghi ed onestà nei confronti dei pazienti che soffrono e chiedono aiuto: queste le parole chiavi per il proprio successo
Sento di poter dire che questi pazienti sono pochi, fortunatamente e che nella maggior parte dei casi l'approccio Osteopatico è altamente risolutivo ed efficace.
E poi non dimentichiamolo: effettivamente sono un bravo Osteopata!!
#osteopatia #successo #insuccesso #starebene #trattamento #cambiamento #alternativa
All'inizio del corso, dopo una prima fase di smarrimento da tradursi con: "..ma di cosa stanno parlando questi....?" ho cominciato a mettere insieme i tasselli e piano piano tutto ciò che mi era sembrato fumoso e vago, ha iniziato ad assumere chiarezza.
Dopo pochi seminari ho iniziato a mettere in pratica ciò che mi veniva insegnato, avevo le mie "cavie", utilizzate come tali per parecchio tempo, e cominciavo poco a poco a sentirmi invincibile.
Non avevo nemmeno percorso un terzo del cammino ma avevo già la sensazione di essere un OSTEOPATA.
Poco prima di terminare gli studi tutti i nostri docenti dicevano: "Ragazzi, adesso viene il bello, vedrete quanto dovrete studiare ancora"; "non penserete mica di essere arrivati, la strada è ancora lunga"
Adesso ne ho la certezza: è tutto vero, ma a quell'epoca....mi sentivo già un OSTEOPATA
Avevo la sensazione di essere invincibile; mi sentivo il migliore OSTEOPATA; chiunque si rivolgesse a me doveva guarire perchè io ero "il migliore".
Dopo qualche tempo, ecco però palesarsi le prime delusioni professionali.
Alla classica domanda rivolta al paziente: "Buon giorno come sta?" sentirsi rispondere: "Guardi, il disturbo che avevo è ancora presente, non è cambiato nulla", non era per niente rassicurante; tutt'altro....
L'aurea di invincibilità cominciava a vacillare e l'ansia di aver fallito, prendeva possesso di me.
Inutile dirvi quante sere ho passato pensando ai miei pazienti che ancora non stavano bene; quante volte ho pensato alle tecniche che avevo utilizzato e quali avrei potuto utilizzare in alternativa.
Ho capito solo successivamente che in realtà dovevo imparare una cosa molto semplice: la GESTIONE DELL'INSUCCESSO.
Non è facile accettare una sconfitta ma è inevitabile doverla metabolizzare.
Il mio desiderio più grande, da sempre, è quello di far star bene i miei pazienti. Ho cominciato quindi a pensare di avvalermi delle conoscenze e dell'esperienza di tanti altri professionisti, colleghi Osteopati e non solo. Ho quindi iniziato a consigliare anche altri approcci terapeutici, in modo del tutto naturale e disinteressato.
L'onestà fa parte della mia natura ed altrettanto onestamente ho sempre spiegato ai miei pazienti ciò che facevo e quale era l'obiettivo che mi prefissavo. Tuttavia, se solo mi si palesava il minimo dubbio di insuccesso o inefficienza, consigliavo ai pazienti di lavorare su altri aspetti che forse potevano rivelarsi risolutivi.
La prima, naturale conseguenza di questo "consiglio" è che il paziente sparisca e non dia più notizie di sè per parecchio tempo.....Ma quasi sempre, a distanza di qualche mese/anno, lo stesso paziente ricompare in studio. E' tornato; ne immaginate il motivo? Sta bene!
Il consiglio fornitogli tempo addietro ha funzionato; i trattamenti osteopatici, seppur con un po' di ritardo, hanno dato i frutti sperati. Credo di poter sottolineare che il paziente ritorni perchè ha saputo apprezzare l'onestà con cui ho manifestato la mia insoddisfazione per l'insuccesso dei trattamenti ed ha saputo dare il giusto peso e valore ai miei suggerimenti. Che soddisfazione rivedere questi pazienti!
Ecco spiegato il SUCCESSO DELL'INSUCCESSO.
Con il passare del tempo ci si rende conto che molto probabilmente gli eventuali fallimenti di chi ti ha preceduto medico o terapista che sia, non siano dovuti ad incapacità o inettitudine. Semplicemente non si è trovata la strada giusta per risolvere il disagio del paziente.
Umiltà, rispetto dei colleghi ed onestà nei confronti dei pazienti che soffrono e chiedono aiuto: queste le parole chiavi per il proprio successo
Sento di poter dire che questi pazienti sono pochi, fortunatamente e che nella maggior parte dei casi l'approccio Osteopatico è altamente risolutivo ed efficace.
E poi non dimentichiamolo: effettivamente sono un bravo Osteopata!!
#osteopatia #successo #insuccesso #starebene #trattamento #cambiamento #alternativa
lunedì 7 luglio 2014
giovedì 24 aprile 2014
LE LOMBALGIE NELL'EQUITAZIONE
Volevo condividere uno studio da me effettuato pochi anni fà in uno sport meraviglioso qualè l'equitazione.
Il rachide lombare risulta il segmento della colonna tra i più esposti agli effetti lesivi del sovraccarico funzionale e dei carichi connessi alla dinamica del gesto sportivo.
Tra gli atleti che praticano equitazione il "il mal di schiena" è abbastanza diffuso; il problema delle algie lombari è probabilmente determinato da sovraccarichi ciclici e posture errate, durante l'esecuzione dei gesti tecnici.
Questo studio è nato con lo scopo di identificare quanto e perchè le diverse azioni tecniche della disciplina possano essere causa di algie, e di programmare una serie di esercizi posturali e di potenziamento atti a evitare una errata esecuzione del gesto tecnico causa di dolori.
La prima fase della ricerca è stata quella di ricostruire la meccanica articolare e muscolare nei diversi gesti motori dell'equitazione che grazie al questionario proposto erano a più alto rischio algico.
Per poter effettuare e confermare quanto affermato si sono raccolti dei dati attraverso un questionario proposto ad un gruppo di 120 atleti che praticano equitazione di diverso livello agonistico.
CAMPIONE DI RICERCA
N° totale atleti 120
Età media (anni ) 18,6
Anni di pratica (media) 5,6
Età inizio attività (media) 13,2
SINTESI DEI RISULTATI
L'età media degli atleti che accusano dolori lombari è pari a 22,2. Questo dato ci fà capire che le algie non sono dovute a deterioramento delle strutture articolari e a invecchiamento.
I soggetti lombalgici hanno in media 2,5 anni in più di pratica sportiva e effettuano un allenamento settimanale in più rispetto agli atleti non lombalgici.
Praticare contemporaneamente DRESSAGE e SALTO comporta un incidenza maggiore dell'insorgenza delle algia lombari.
Non solo le continue sollecitazioni a cui il rachide è sottoposto nello sport dell'equitazione predispongono al dolore lombare ma anche i traumatismi diretti ovvero le "cadute" provocano spesso grandi problemi agli atleti.
Non viene praticata, se non in una piccolissima percentuale, alcuna pratica di una preparazione atletica mirata. Questo influisce in maniera determinante sull'insorgenza delle algie. Il 69% degli atleti riferisce che il dolore è avvertito come "muscolare".
Per quanto riguarda il gesto tecnico che viene maggiormente avvertito come dolente per la colonna è il TROTTO SOLLEVATO.
CONCLUSIONI
A conclusione del lavoro, si può affermare che una buona preparazione e un buon avviamento motorio sono fondamentali per ottenere in seguito un successo nel lavoro tecnico. Essi migliorano la capacità aerobiche, l'equilibrio e forniscono un adeguato potenziamento muscolare, aspetti fondamentali nella costruzione di un buon cavaliere.
L'inserimento nella preparazione atletica di esercizi specifici ed un buon avviamento motorio all'inizio di un buon allenamento, sono da considerare dei principi fondamentali nella vita sportiva di ogni cavaliere.
Una buona proposta di allenamento da me elaborata è un lavoro a "circuito" composta da 14 stazioni. Per chi volesse approfondire l'argomento può contattarmi personalmente.
Grazie per l'attenzione
Il rachide lombare risulta il segmento della colonna tra i più esposti agli effetti lesivi del sovraccarico funzionale e dei carichi connessi alla dinamica del gesto sportivo.
Tra gli atleti che praticano equitazione il "il mal di schiena" è abbastanza diffuso; il problema delle algie lombari è probabilmente determinato da sovraccarichi ciclici e posture errate, durante l'esecuzione dei gesti tecnici.
Questo studio è nato con lo scopo di identificare quanto e perchè le diverse azioni tecniche della disciplina possano essere causa di algie, e di programmare una serie di esercizi posturali e di potenziamento atti a evitare una errata esecuzione del gesto tecnico causa di dolori.
La prima fase della ricerca è stata quella di ricostruire la meccanica articolare e muscolare nei diversi gesti motori dell'equitazione che grazie al questionario proposto erano a più alto rischio algico.
Per poter effettuare e confermare quanto affermato si sono raccolti dei dati attraverso un questionario proposto ad un gruppo di 120 atleti che praticano equitazione di diverso livello agonistico.
CAMPIONE DI RICERCA
N° totale atleti 120
Età media (anni ) 18,6
Anni di pratica (media) 5,6
Età inizio attività (media) 13,2
SINTESI DEI RISULTATI
L'età media degli atleti che accusano dolori lombari è pari a 22,2. Questo dato ci fà capire che le algie non sono dovute a deterioramento delle strutture articolari e a invecchiamento.
I soggetti lombalgici hanno in media 2,5 anni in più di pratica sportiva e effettuano un allenamento settimanale in più rispetto agli atleti non lombalgici.
Praticare contemporaneamente DRESSAGE e SALTO comporta un incidenza maggiore dell'insorgenza delle algia lombari.
Non solo le continue sollecitazioni a cui il rachide è sottoposto nello sport dell'equitazione predispongono al dolore lombare ma anche i traumatismi diretti ovvero le "cadute" provocano spesso grandi problemi agli atleti.
Non viene praticata, se non in una piccolissima percentuale, alcuna pratica di una preparazione atletica mirata. Questo influisce in maniera determinante sull'insorgenza delle algie. Il 69% degli atleti riferisce che il dolore è avvertito come "muscolare".
Per quanto riguarda il gesto tecnico che viene maggiormente avvertito come dolente per la colonna è il TROTTO SOLLEVATO.
CONCLUSIONI
A conclusione del lavoro, si può affermare che una buona preparazione e un buon avviamento motorio sono fondamentali per ottenere in seguito un successo nel lavoro tecnico. Essi migliorano la capacità aerobiche, l'equilibrio e forniscono un adeguato potenziamento muscolare, aspetti fondamentali nella costruzione di un buon cavaliere.
L'inserimento nella preparazione atletica di esercizi specifici ed un buon avviamento motorio all'inizio di un buon allenamento, sono da considerare dei principi fondamentali nella vita sportiva di ogni cavaliere.
Una buona proposta di allenamento da me elaborata è un lavoro a "circuito" composta da 14 stazioni. Per chi volesse approfondire l'argomento può contattarmi personalmente.
Grazie per l'attenzione
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